Morte di Abderrahim Fakir a Bologna, la perizia indica tre concause
Abderrahim Fakir, 42 anni, è morto il 19 luglio al Pilastro, a Bologna, mentre due poliziotti lo tenevano immobilizzato a terra. Il 27 ottobre i consulenti della procura hanno indicato tre concause: lo schiacciamento in posizione prona, la cocaina e una cardiopatia. Dagli allegati sono emerse anche le frasi dei due agenti registrate dalla bodycam; ora la procura deve decidere se archiviare o procedere per omicidio colposo.
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Apre sulle parole degli agenti registrate mentre Fakir, a terra, chiedeva aiuto, poi riassume la relazione: insufficienza respiratoria acuta, con agitazione, cocaina e posizione prona tra i fattori.
Fakir, per i periti dei pm sono tre le cause della morte. C’è anche lo schiacciamento da immobilizzazione
Riporta le conclusioni dei periti e ne isola il punto chiave: senza lo schiacciamento Fakir sarebbe ancora vivo. Cocaina e problemi cardiaci compaiono come fattori che hanno concorso.
Lo schiacciamento è concausa della morte di Fakir, la perizia: “Immobilizzato a terra per 6 minuti e 27 secondi”
Costruisce il pezzo sulla durata dell'immobilizzazione, misurata dai periti al secondo, e presenta lo schiacciamento come concausa accertata dalla consulenza.
Parte dalle frasi registrate dalla bodycam, ricapitola le tre concause indicate dalla consulenza e chiude con l'avvocato della famiglia, Fabio Anselmo, che chiede cosa ne pensino Meloni e Piantedosi.
Fakir, la perizia sull’autopsia: “Morto per posizione prona, cocaina e problemi di cuore”
Mette le tre cause sullo stesso piano e guarda al passo successivo: la procura dovrà decidere se archiviare o procedere per omicidio colposo nei confronti dei due agenti e dei quattro soccorritori.
Cronaca della relazione dei consulenti, con lo schiacciamento nel titolo e il fatto inquadrato come una morte avvenuta durante un controllo di polizia.
La fine di Fakir: «Se schiatta ci divertiamo»
Mette al centro la registrazione dei poliziotti durante l'intervento al Pilastro e legge lo schiacciamento del torace come una delle tre cause della morte.
«Se non fosse stato schiacciato non sarebbe morto»: cosa dice la perizia sul decesso di Abderrahim Fakir a Bologna
Spiega cosa dice la perizia, con il titolo affidato alla frase che lega lo schiacciamento alla morte, e chiude sulla scelta della procura tra archiviazione e accusa formale.
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Schiacciamento, cocaina e problemi cardiaci: cosa dicono i periti dell'autopsia su Fakir morto a Bologna
Riferisce al condizionale che la relazione indicherebbe tre possibili concause e mette a confronto, con lo stesso spazio, le letture opposte dei legali della famiglia e degli agenti.
Mette in primo piano il peso dato dai consulenti all'immobilizzazione, ricorda che la difesa degli agenti puntava su cuore e cocaina e ricostruisce i tempi della posizione prona e dei soccorsi.
Apre sulle frasi degli agenti, poi riferisce le conclusioni dei consulenti su ipossia, cocaina e cuore, le criticità dei soccorsi e le tesi dei due legali.
Parte dagli audio della bodycam, con le frasi dei due agenti e le richieste di aiuto, e solo dopo riassume le tre concause e la nuova consulenza annunciata dalla famiglia.
Apre sul fatto che, secondo i periti, senza lo schiacciamento il decesso non sarebbe avvenuto, poi riporta le frasi degli agenti e i rilievi sui soccorsi, ricordando che la perizia non accerta responsabilità penali.
Fakir, la perizia definitiva sull'autopsia: "Lo schiacciamento fu una concausa della morte"
Titolo sulla concausa dello schiacciamento come esito della perizia; il sommario guarda alla decisione della procura su archiviazione o omicidio colposo per i due agenti e i quattro soccorritori.
Caso Fakir, la consulenza dei periti: "Lo schiacciamento concausa della morte"
Dopo la sintesi della perizia ragiona sul piano procedurale: una concausa certa nello schiacciamento rende difficile sostenere la causa di giustificazione, ma il passaggio al registro ordinario non equivale a una condanna.
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Apre sull'asfissia e sulle tre concause indicate dalla consulenza, con la posizione prona durante il fermo in testa, e porta nel titolo le frasi registrate dalle bodycam.
Titola sulle frasi degli agenti; il sommario elenca agitazione, cocaina e posizione prona come cause e segnala criticità anche nella condotta di soccorritori e personale sanitario.
Apre sulle parole dei due agenti durante l'immobilizzazione, mentre Fakir chiedeva aiuto, e le presenta come un capitolo della relazione finale sull'autopsia.
Elenca agitazione, cocaina e posizione prona come cause indicate dai consulenti e ci affianca le frasi degli agenti. La posizione prona è una voce dell'elenco, non il centro del pezzo.
«Fakir, la prima causa di morte è stata la droga. La posizione prona? Un fattore minore». Ecco le conclusioni dei consulenti della procura
Mette la droga in testa alle cause e riduce la posizione prona a fattore minore, citando anche le criticità del 118. L'avvocato Anselmo arriva in coda, per dire che l'operato degli agenti resta tra le concause.
La perizia: Fakir morto per il cuore e la coca
Sostiene che la consulenza non attribuisce la morte ai poliziotti ma a insufficienza respiratoria, uso di cocaina e cardiopatia, con la posizione prona come fattore secondario.
Elenca le tre concause e il quadro giudiziario: sei persone nel registro delle annotazioni preliminari, i due agenti e quattro volontari della Croce Rossa, con la decisione dei pm attesa il 19 novembre.
La perizia sulla morte di Fakir: «Tre concause, lo schiacciamento dei poliziotti ha contribuito con l'assunzione di cocaina e i problemi al cuore. Traumi non responsabili»
Mette in fila le tre concause con lo schiacciamento per primo, esclude i traumi e dà la parola al legale della famiglia, secondo cui senza quell'intervento Fakir sarebbe vivo.